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Guida autonoma: cosa c’è da sapere?

Sicurezza, benessere alla guida, prospettive di una modalità che per Audi potrebbe diventare reale.

in collaborazione con Wolters Kluwer |4/6/2020
Ritorno al futuro o possibilità reale?

Per la Casa dei quattro anelli le prospettive reali di arrivare a breve all’autonomous driving sono reali. La guida autonoma può garantire, infatti, un’altissima qualità e grandi vantaggi per chi la sceglie. Esistono tuttavia diversi livelli di autonomia ed è giusto sapere la differenza, tra conoscenze e falsi miti da sfatare. La guida assistita dunque è un primo grado di guida autonoma che comprende l’autopilot. Si tratta di sistemi che agevolano il lavoro di chi è al volante, consentendo alla vettura di sterzare, accelerare e frenare automaticamente nella propria corsia di marcia attraverso videocamere che forniscono una visibilità a 360 gradi attorno all'auto e a sensori a ultrasuoni che rilevano gli oggetti duri e morbidi intorno all’auto. Ma è bene ricordare che le auto a guida autonoma al 100% però ancora non esistono, esistono invece alcune sperimentazioni. Per ora le soluzioni si trovano tra il livello 2 e il livello 3 di guida autonoma. Audi A8 è prima vettura al mondo con un sistema di guida autonoma di livello 3. La guida autonoma totale si attesta sul livello 5.

Le informazioni reali sulla sicurezza.

Un italiano su tre (29% degli intervistati), secondo uno studio di Deloitte, ritiene le auto a guida autonoma non siano sicure, percentuale in linea con le opinioni diffuse nel resto del mondo. Premesso che le attuali tecnologie a disposizione sono automobili semiautomatiche, per queste vetture è previsto un coinvolgimento minimo dell’uomo alla guida, è naturale che il passeggero debba rimanere vigile. Ma se si parla invece di auto completamente autonome il discorso cambia. Se le sperimentazioni in corso dovessero avere successo, si elimineranno tutti gli elementi di errore umano e il passeggero potrà davvero godersi il viaggio senza rischi per la sua salute. La sicurezza sarà infatti garantita da un doppio sviluppo delle comunicazioni: da una parte quella di tipo V2V (da veicolo a veicolo), dall’altra quella V2X (da veicolo a segnali stradali e semafori intelligenti), che permetteranno entro i prossimi dieci anni alle autovetture di guidare da sole in sicurezza. Tanto che l’Agenzia del Dipartimento dei Trasporti USA sostiene che il numero degli incidenti calerà dell’80% nei prossimi 15 anni.

Gli hacker sono un vero pericolo?

Da questo punto di vista, sono molto più a rischio i veicoli tradizionali che tra i servizi includono il Wi-Fi. Per un hacker è, infatti, più semplice avere accesso a una rete protetta soltanto da password. Più complesso invece superare le difese di un intero sistema, come quello delle auto a guida automatica. Il rischio di violazione parlando di automobili senza conducente è minimale. I sistemi sono infatti programmati per non fidarsi, ad esempio, di un sensore che sta fornendo dati molto diversi da quelli raccolti dagli altri. Un potenziale hacker per accedere alla guida del veicolo dovrebbe compromettere tutti i sensori allo stesso tempo prendendo controllo dell’unità centrale.

Cosa succede in caso di neve, nebbia o pioggia?

Lo sviluppo dell’intelligenza artificiale permette di sopperire alle difficoltà legate al clima. Sono, infatti, in corso di progettazione tecnologie che consentiranno ai veicoli di essere sempre al sicuro e di “imparare” a riconoscere le diverse condizioni meteo. Esistono, ad esempio, già dei software che permettono alle auto di determinare la gravità della pioggia, di poter guidare con maggiore cautela quando la visibilità è scarsa e persino di accostare, se necessario, in caso di temporale o vento forte. La guida autonoma aiuta anche i suoi prototipi nella lettura delle mappe in 3D, che consente alle auto di riconoscere la segnaletica stradale anche in presenza di pioggia o neve.

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