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Audi al Wired Next Fest di Firenze per una visione partecipata di futuro

Wired

WeGeneration: sperimentazioni sul social storytelling al Wired Next Fest.


C'è una generazione che più di altre si confronta con nuovi strumenti per raccontare il reale. Una sperimentazione sullo storytelling dell'innovazione è andata in scena al Wired Next Fest, a cura di We Generation, H-Farm University Program e Wired. Due workshop parte della riflessione proposta da Audi, con una visione di futuro e innovazione partecipata.


Due appuntamenti in Sala di Lorenzo, a Palazzo Vecchio, nella prima giornata della manifestazione, hanno visto la presenza di Gianluca Comandini, innovatore ed esperto di blockchain, e di Lidia Carew, co-founder di Lidia dice, la piattaforma che valorizza i talenti spesso ignorati dai grandi media o dai social.


I partecipanti del workshop con l'esperto e imprenditore hanno lavorato in tre gruppi, per produrre video-interviste, contenuti per i social e la progettazione della content curation di piano editoriale. Con Gianluca Comandini, i partecipanti si sono confrontati anche sul valore dei dati e sull'evoluzione del sistema economico, sul bisogno di rinnovare la didattica per insegnare l'innovazione e sulle mosse necessarie per trovare una nicchia su cui scommettere per fare business.

Come ricordato ai giovani partecipanti da Comandini, che a soli 23 anni fondava You & Web, una società di pianificazione di strategie virali di marketing digitale e web reputation, “il primo consiglio è quello di non pensare al fine ma partire dai dati e pensare quali mercati aggredire. Partire dalle passioni e cercare i dati inerenti a esse, e poi continuare il percorso di studio, giocando un'ora in meno al giorno per scoprire nuovi mondi. Se non lo fate voi questo lavoro, lo scoprirà qualcun altro altrove nel mondo e aprirà nuovi mercati, portando poi Pil al suo Paese”.

I giovani partecipanti al workshop rappresentano una generazione che vive di tecnologia ogni giorno ma che deve anche confrontarsi con un progresso che può spaventare; ragazzi che vivono in un Paese, l'Italia, che si deve reinventare senza rinnegare il passato: “Oggi una delle più importanti piattaforme al mondo di blockchain è di un italiano ma non è in Italia. Non dobbiamo rimanere ancorati al passato, ma studiare il passato per essere proiettati verso il futuro”.


Nel workshop che ha visto i giovani partecipanti confrontarsi con la performer Lidia Carew, due i tavoli tematici, per imparare come si costruisce una storia e una narrazione su un personaggio che veicola anche temi sociali. Abbattere le barriere è vitale per capire e raccontare meglio il reale, ma anche per affermare la propria personalità, come dimostra la storia della Carew, ballerina: “Sul palcoscenico ho sempre avuto una consapevolezza maggiore di me stessa e dell’impatto sulle altre persone. La danza ha ridotto le barriere che avevo e mi ha permesso di comunicare me stessa”.

L'esperienza di Carew dimostra che i social network possono essere mezzi utili per avvicinare il grande pubblico a storie positivi e a forme diverse di arte. Come conferma la performer, “il mio mondo non è quello della danza accademica, ma di altre forme di performance artistiche. Utilizzando i social, i miei personali o quelli dell’associazione o della community intorno, si rendono note storie di danzatrici dal talento (accademicamente) improbabile ma necessario. C’è bisogno di non sprecare queste forze della natura. Utilizzare i social ci aiuta ogni giorno di più ad arrivare dove ancora non siamo arrivati”.

Il confronto con i partecipanti del workshop ha generato emozioni positive anche negli ospiti. Come sottolineato da Comandini a Wired, "è una iniziativa fantastica. Da sempre mi dedico a divulgare nuove tecnologie e comunicazione digitale alle nuove generazioni. Sono piacevolmente colpito dalla complessità delle domande emerse dai partecipanti e sono contento che un grande brand si occupi di questo tema”.


Il progetto We Generation, realizzato da Audi in collaborazione con H-Farm, chiede alla generazione Z di mettersi in viaggio per trovare le risposte ai piccoli e grandi cambiamenti della nostra epoca. Sono cambiati gli strumenti ma anche le sensibilità. Lo conferma sul palco del Wired Nest Fest, nel panel dedicato a We Generation, Sofia Viscardi, scrittrice e web creator che ha prestato la sua visione al progetto. Come spiega la mentor, "la differenza sostanziale, rispetto a prima, è nel modo in cui ci diciamo le cose e facciamo esperienza diretta del mondo. Un tempo le persone conoscevano gli altri attorno a sé, una propria diversità rispetto agli altri era quindi unica. Oggi puoi sentirti pare di qualcosa anche se non è vicino a te. La possibilità di condividere tutto ha lati positivi e negativi".


Come hanno confermato anche i ragazzi di We Generation, ospiti sul palco, la Z è sempre più una generazione che, pur nella diversità di background, si identifica nelle esperienze. Esperienze condivise sulle piattaforme social o su Youtube, laddove dieci ore di video vengono caricate ogni secondo. A grandi strumenti corrispondono grandi responsabilità, come conferma Viscardi: "Internet è una macchina che ci è stata data, ci stiamo provando, ci sono tante cose che sbagliamo, ma naturalmente è un mezzo che ti porta lontanissimo se lo sai usare. Io non sono mai stata spaventata dall'algoritmo che mi conosce, bisogna imparare a interagire con l'algoritmo. Sono più spaventata dalla pigrizia della mia generazione nell'andare a cercare quello che ci interessa".


Sul palco del Salone dei Cinquecento sono saliti anche i vincitori del contest To have or to share. A imporsi due opposte visioni; quella che vuole abbassare il costo dei robot attraverso il noleggio e quella che chiede di concedere sempre più potere agli utenti sui contenuti che acquista, ad esempio sulle piattaforme on demand.